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LETTERE – Povero Tagikistan!

Cari missionari,
tempo fa, dopo aver letto Missioni Consolata di aprile 2004 sul Tagikistan, mi era venuto un dubbio: forse, nel descrivere la crisi della piccola repubblica ex-sovietica (in particolare nel dire che negli anni del comunismo le cose andavano meglio), Maria Bianca Balestra aveva esagerato.
Invece, qualche mese dopo, guardando un filmato di Rai Uno per la rubrica Superquark e, soprattutto, ascoltando la drammatica testimonianza di Donata Lodi, cornordinatrice di Unicef Italia, mi sono resa conto che non solo il mio dubbio era privo di fondamento, ma che la situazione è ancora più tragica di quella denunciata dalla vostra collaboratrice.
1 – La mortalità infantile è altissima, solo di poco inferiore a quella dei paesi africani più disastrati.
2 – In un paese pieno di nevi e ghiacci perenni, dove le montagne superano i 7 mila metri di altezza e ospitano ghiacciai come il Fedcenko (tra i più estesi del mondo), una delle emergenze più grandi è quella dell’acqua potabile, che non c’è, anche se assicurarla a tutti costerebbe pochissimo. Se è vero quanto ha dichiarato Donata Lodi, la sera in cui è stata ospite di Piero Angela, 72 mila euro sarebbero sufficienti a garantire acqua di ottima qualità a 98 mila bambini, scongiurando il rischio di dissenteria, che, come ha ricordato anche Bianca Maria Balestra, è la principale causa di morte al di sotto dei 5 anni di età….
3 – Le aree rurali sono ancora più povere di quelle urbane, tanto che perfino l’esercizio di una professione di medico procura non più di 2 dollari al mese (Donata Lodi ha detto proprio così: «Due dollari al mese»); pertanto anche i medici si vedono costretti ad accettare lavori di ripiego.
L’estrema povertà della popolazione tagika è l’ennesima conferma del fatto che il prodotto interno lordo (pil) non è un indicatore affidabile del grado di sviluppo raggiunto da una nazione e del livello di benessere della sua popolazione. Se si può prestar fede a certi dati statistici, nel 2000 il Tagikistan ha avuto un incremento del pil superiore all’8%, ma ciò non è servito a ridurre le sofferenze della stragrande maggioranza dei tagiki; anzi, l’impressione è che abbia contribuito ad aumentarle.

Stefania De Tigris
Urbino

Lettera volutamente monca. Manca la domanda: «Che c’è che non va in Tagikistan?»; e la risposta?
L’autrice dell’articolo sul Tagikistan, Bianaca Maria Balestra, chiama in causa (guarda caso) la guerra, mentre Stefania de Tigris allude alla pessima distribuzione dei proventi economici.

Stefania de Tigris