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Cipro – Unione dimezzata – Intervista a George Vassilou

Tra i più accreditati leader politici ciprioti, George Vassiliou ha condotto i colloqui per l’ammissione della Repubblica di Cipro all’Unione Europea: un passo importante per la soluzione della riunificazione dell’isola.

L’1 maggio 2004 la Repubblica di Cipro entrerà a far parte dell’Unione Europea: sarà una festa riuscita a metà, data l’intransigenza turca nel trovare una soluzione alla divisione dell’isola?
«La Repubblica di Cipro è stata già accettata nell’Ue, mentre la Turchia deve ancora dimostrare di aver raggiunto alcuni traguardi. Alla Tv turca ho dichiarato che, se la Turchia ottempererà alle richieste europee, nessuno stato dell’Unione si opporrà alla sua candidatura. Dopo il vertice di Copenaghen (2002), è chiaro che la decisione di entrare o meno in Europa è solo nelle mani della Turchia. Spero, anche per il bene della nostra regione, che Ankara prenda la decisione giusta e si muova verso quella direzione».

Più volte Denktash ha dichiarato che, se la Repubblica di Cipro entrerà nell’Ue, la parte nord chiederà l’integrazione alla Turchia. Pensa che la minaccia sia reale?
«Non c’è una possibilità su un milione che la parte turco-cipriota raggiunga l’integrazione o venga annessa alla Turchia: sarebbe la fine per le aspirazioni turche di entrare nell’Ue. Principi dell’Unione sono la pace e cooperazione amichevole tra tutti i paesi, piccoli o grandi. Tale minaccia non è una novità: Denktash non ha mai voluto una soluzione del problema Cipro e ha cercato di sabotae i colloqui di ammissione. Le cose cambieranno in un prossimo futuro: ho grande speranza nelle azioni di Erodgan, presidente della Turchia, che sta cercando di creare le condizioni per la soluzione del problema di Cipro».

L’entrata di Cipro in Europa faciliterà, secondo lei, i negoziati tra le due parti cipriote?
«Certamente. Le grandi manifestazioni contro Denktash dimostrano chiaramente che i turco-ciprioti esigono una soluzione definitiva del problema dell’isola. Noi pensiamo che, con la coice della Unione Europea, questa prospettiva è assicurata. Vede, se non ci fosse stata la candidatura di Cipro, la soluzione federale prospettata per l’isola sarebbe stata difficile da raggiungere, a causa dei reciproci sospetti tra le due comunità. L’ammissione sta creando le condizioni per una soluzione federale».

Riusciranno i turco-ciprioti a fare cambiare atteggiamento a Denktash e il governo?
«Spero che Denktash non riesca a sopravvivere senza l’appoggio del popolo. Ma non dimentichiamo che nella zona occupata ci sono quasi 40 mila soldati e almeno 100 mila immigrati turchi, portati da Ankara sull’isola, che prendono ordini dalla Turchia. Il nuovo governo turco non ha ancora stabilito radici nel paese e sta ancora cercando di assestarsi; ciò si riflette anche su Cipro: stiamo quindi a vedere cosa accade ad Ankara».

Per la prima volta, l’Ue confinerà con una regione a maggioranza islamica, un confine religioso tra mondo cristiano e islamico: potrebbe essere un’occasione per riaprire un dialogo tra le due religioni, ma anche un innesco per rinvigorire focolai. È preoccupato?
«Personalmente non ho mai creduto che l’Ue sia un club cristiano. Non dobbiamo dimenticare che la cristianità è forse una, ma ci sono molti conflitti tra le stesse comunità cristiane, come nell’Irlanda del nord. È vero che in Europa la maggioranza della popolazione è cristiana e, forse, la metà è cattolica: ma questo, nella mia opinione, è garanzia di stabilità. L’Europa, inoltre, come entità, garantisce la libertà di religione. Per me, poi, ogni persona, sia essa cattolica, protestante, ortodossa, islamica, è uguale in quanto essere umano. Quello che combatto è il fondamentalismo, che non esiste solo tra i musulmani. Noi dobbiamo appoggiare qualsiasi stato non integralista e la Turchia è un paese a maggioranza islamica, ma che si riconosce secolare. L’esclusione della Turchia per ragioni religiose, sarebbe un regalo al fondamentalismo islamico, e questo porterebbe enormi problemi anche per il futuro dell’Europa».

Cipro ha una certa nomea per le banche compiacenti che riciclano i soldi sporchi della mafia russa, traffico di armi e droga: uno degli ostacoli per l’ammissione nell’Ue. Qual è la situazione oggi?
«Varie équipes di ispettori inviati dall’Ue hanno esaminato il settore finanziario e il modo con cui veniva gestito: è stato stabilito che Cipro ha un sistema finanziario ben organizzato, che non ricicla assolutamente denaro sporco. Nei paesi europei, lo dico con sicurezza, si ricicla molto più denaro sporco che a Cipro».

Molte bandiere greche, qui a Cipro, sventolano non solo su chiese e monasteri, ma anche negli edifici pubblici, come le scuole: ho l’impressione che l’enosis sia ancora viva nei greco-ciprioti.
«No! assolutamente no! L’enosis è morta tempo fa. Non c’è alcuna idea di enosis. La bandiera greca è conseguenza naturale dell’ellenismo, dell’esser greco-ciprioti. È un simbolo di identificazione etnica e culturale. Negli Usa le bandiere greche sono accanto a quelle statunitensi. Inoltre, non bisogna dimenticare che 40 anni fa Cipro era una colonia britannica e la bandiera greca era esposta per sottolineare la propria identità.
Ora che diverremo europei, i ciprioti saranno europei, ma continueranno a essere ciprioti: greco ciprioti e turco-ciprioti».

Piergiorgio Pescali