DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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LA PACE NON SI AMMAINA

Passata la buriana della guerra del Golfo, sconfitto
Saddam, conquistati i punti strategici di
Bassora, Mossul e Baghdad, occupati i pozzi
petroliferi dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti,
anche il circo massmediatico internazionale, accorso
come mosche sulle piaghe purulenti di una «sporca
guerra preventiva», fa dietro front e tutto rientra
nel grigio anonimato del tran tran dell’informazione
soporifera dei giorni feriali.
Restano sul terreno le migliaia di morti innocenti e
senza volto, falcidiati da una potenza di fuoco tanto
impressionante quanto imperturbabile di fronte ai
lutti e tragedie causati dall’arroganza.
Durante i giorni del conflitto, larga parte dell’opinione
pubblica italiana e internazionale si era schierata
apertamente per la pace con manifestazioni, sit
in, incontri, dibattiti, digiuni e preghiere, stimolata
e sostenuta dall’autorevole presa di posizione di Giovanni
Paolo II. Egli non ha mai smesso di alzare la
voce, in forza anche dell’esperienza vissuta sulla sua
pelle durante la seconda guerra mondiale, diventando
così un punto di riferimento per tutti i costruttori
di pace e persone di buona volontà.
Un simile atteggiamento è stato stigmatizzato e
scheito da quella parte di società che, di fronte ai
problemi del mondo, non vede altra soluzione che
«mostrare i muscoli» e «menare le mani», appoggiati
dalle nostrane Platinette dell’informazione,
sempre pronte a incensare l’imperatore di tuo.
Ci preme sottolineare come i veri amanti della
pace non aspettano le sollecitazioni dei mass
media per prendere posizione. Da anni organismi
e associazioni cattoliche hanno organizzato e
proposto incontri sulle realtà tragiche del sud del
mondo: le guerre dimenticate che i nostri missionari
non hanno mai smesso di segnalarci e che noi, pur
con la limitatezza della nostra voce e mezzi, abbiamo
sempre offerto come spunti di riflessione alla comunità
ecclesiale e alla società civile.
Quanti incontri sulla tragedia dei Grandi Laghi, Timor
Est, Medio Oriente, indios e minoranze etniche,
bambini soldato, ex Unione Sovietica…!
A volte, pur avendo invitato relatori
di prestigio, ci si ritrovava solo con pochi amici: la
stragrande maggioranza della gente non veniva coinvolta
perché i grandi mezzi di comunicazione di massa
(ma anche i piccoli e mediani di casa nostra) se ne
guardavano bene dal coinvolgere e informare, preferendo
ammannire notizie pruriginose e piene di
suspense alla «grande fratello», per vendere qualche
copia in più o attirare ulteriori allocchi.
Di chi la responsabilità, allora, se la mobilitazione
di massa avviene solo quando il circuito
dei mass media fa da cassa di risonanza
agli avvenimenti importanti? Come spiegare il risalto
dato dai mass media inteazionali agli
interventi di Giovanni Paolo II sulla pace in Iraq,
con il disinteresse totale di tutte le altre volte che lo
stesso pontefice ha alzato la voce per porre un freno
alla tragedia dei Grandi Laghi?
Perché la Cnn o Al Jazeera non calano in massa in
Cecenia o in Sudan, inondandoci di informazioni di
prima mano sulla tragedia di questi popoli dimenticati
e su altre situazioni che attendono di essere presentate
al vasto pubblico internazionale? Chi muove
le fila dell’informazione planetaria?
Su queste situazioni, ognuno può farsi un’opinione,
grazie ad altri canali d’informazione: perché, allora,
non insistere su una vera, autentica e corretta mole
di notizie, in grado di aiutare le coscienze a leggere
la realtà e interpretarla, come le riviste missionarie
e la Misna fanno in maniera irreprensibile, senza
mai demordere di fronte alle mille difficoltà?
Vogliamo sottolineare questi interrogativi proprio
adesso che, finita la guerra in Iraq, tutto
sembra attenuarsi, favorendo il qualunquismo
di quei maliziosi che trovano mille scuse per non
prendere alcuna posizione di fronte ai problemi della
pace, ma sono sempre pronti a sbeffeggiare tutti
coloro (papa compreso) che, proprio perché hanno a
cuore le sorti della pace nel mondo, si impegnano senza
risparmiarsi ogni volta che essa è messa in pericolo
da texani, talebani o cosacchi di tuo!
La bandiera della pace non sarà mai ammainata dalle
nostre coscienze.

DON MARIO BANDERA