DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Moto na Ngando L’uomo e il coccodrillo

Due giorni la settimana gli uomini
del villaggio, vicino al grande fiume
prendevano reti, esche, coltelli,
lance, frecce e zattere, si dividevano
in gruppi di tre, due o da soli e andavano
a pescare. Il pesce serviva come sostentamento
agli abitanti del villaggio. La
divisione avveniva così: ogni pescatore
lasciava tre pesci del suo pescato come
contributo alla comunità, il resto era per
la famiglia. Questa sorta di tassa veniva
utilizzata per aiutare gli anziani e gli
ammalati, oppure per venderlo al grande
mercato dove si riunivano tutte le tribù
del vicinato.
Un abile pescatore che preferiva uscire
solo, quel giorno non pescò nulla; la seconda
uscita settimanale fu lo stesso.
L’uomo non riusciva a capire; era uno dei
migliori, ma in quel momento la fortuna
non gli sorrideva; si arrabbiava e non accettava
quello che gli stava capitando.
Gli amici lo incoraggiavano dicendogli:
«Questo capita un po’ a tutti». Ma l’uomo,
molto orgoglioso, non voleva essere
consolato. Si sentiva il miglior pescatore
del villaggio e non voleva essere secondo
a nessuno.
E poiché la sfortuna continuava, il pescatore
decise di consultare il coccodrillo,
padrone in assoluto del grande fiume.
Arrivato alla sua tana bussò, si presentò
e iniziò a raccontare la sua vicenda.
– Non riesco più a pescare. Facciamo un
patto: se tu mi sveli i nascondigli dei pesci
ti pagherò con una lancia, un coltello
e tre monete d’oro.
– Non so cosa farmene del tuo oro. Non
vivo nel vostro mondo; il mio mondo ha
parametri ben diversi dal vostro – rispose
il coccodrillo -. È vero, in questo momento non riesci a pescare, ma se avrai pazienza ti assicuro
che i bei giorni ritoeranno.
– Ho una moglie e cinque figli, voglio che crescano
sani, forti e intelligenti; il mio pescato, quello
di dovere sarà donato ai membri del villaggio, il
resto alla famiglia.
– Pur essendo la creatura più forte del fiume, io
non abuso del mio potere: dalla natura prendo solo
ciò che mi necessita.
– Non farmi prediche, dimmi cosa vuoi in cambio e
ti darò tutto quello che mi chiedi.
– Non voglio niente in cambio; solo voi umani volete
essere contraccambiati per ogni azione o
informazione data. Questa smania di accumulare
beni più del dovuto non ci appartiene. Comunque
ti svelerò i nascondigli dei pesci di questo fiume,
ma attenzione a non abusae: usalo da persona
saggia; ricordati sempre del tuo prossimo e delle
risorse che Dio ci ha messo a disposizione.
L’indomani l’uomo toò a pescare e prese
pesci in abbondanza. Arrivato al villaggio,
tutti si complimentavano con lui. E continuò
a pescare tutti i giorni, prendendo ogni sorta
di pesce e sempre in grandi quantità.
Il coccodrillo scrutava i suoi movimenti e non era
affatto contento del suo comportamento; così decise
di andarlo a trovare.
– Ti ricordi cosa ti avevo detto? Non devi abusare
del tuo sapere! – disse il coccodrillo -. Se hai bisogno
di dieci pesci al giorno, perché ne catturi quaranta?
Tre pesci vanno alla comunità, il resto, per
la tua famiglia, ma tu non hai così tanti figli da
sfamare. Attenzione, stai pescando più del dovuto!
Avanzi tanto di quel pesce che potresti donarlo
ai pescatori meno fortunati, come lo sei stato
anche tu, ti ricordi quei giorni? Invece tu lo butti
via.
– Non ho mai mancato a un versamento comunitario;
io non sono indispensabile alla mia comunità!
Comunque il pesce l’ho pescato io e ne faccio ciò
che voglio.
– Il tuo comportamento non ti aiuterà ad essere il
pescatore più stimato del villaggio: non sarai mai
una persona buona e onorata; svegliati e renditi
responsabile delle tue azioni; quello che fai è solo
vanità! Farsi santi da soli non serve!
– Io volevo pagarti, ma tu non hai voluto niente:
peggio per te! Il segreto che mi hai svelato lo uso
a mio favore.
Così dicendo, il pescatore prese il coltello e uccise
il coccodrillo.
Morale: «Non lavorare solamente per il tuo
orgoglio e interesse: queste cose accecano
l’animo dell’uomo e lo rendono schiavo di
se stesso».

Giovanni Fumagalli