DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Questo sito, per scelta, NON fa pubblicità, NON richiede registrazioni di sorta, NON è a pagamento.

* Per non fare concorrenza «sleale» alla copia stampata,

la nuova rivista è online dalle prime ore del 16° giorno di ogni mese di uscita.

RACCONTARE TUTTO PER FILO E PER SEGNO?

Reverendo padre, ho 72 anni.
Ricevo la rivista Missioni Consolata,
ne sono affezionata e
vi ringrazio per il bene che fate all’umanità.
Vi amo da una vita. Parlo
così, perché ho anche trascorso
parte della mia gioventù accanto
al vostro istituto.
Ma veniamo al «dunque» della
mia lettera. Sono piuttosto istintiva:
quello che mi colpisce devo estearlo.
Il mio pensiero va a ciò
che ho letto sul dossier di maggio:
«Mutilazioni genitali femminili.
Ferite per sempre». Era proprio necessario
raccontare ogni particolare
per filo e per segno?
Gente mia, occorre prudenza, su
tutto! Ciò che si scrive rimane, sì,
sulla carta per sensibilizzare… ma
noi (che forse non siamo all’altezza
di interpretare giustamente le
notizie) possiamo restare scioccati,
specialmente di fronte ai problemi
descritti in modo troppo specifico.
Una volta gli scandali non si dovevano
palesare a nessuno, eppure
c’erano… Oggi le cose sono cambiate
e si può dire tutto: pedofilia,
omosessualità… Anche il Vaticano
non è da meno nel mettere in evidenza
certi scandali.
Caro padre, vuole il mio parere?
Se sì, eccolo. Forse il tema delle
«mutilazioni genitali femminili»
si presta per un documentario,
ben preparato e con storie raccontate
dalle interessate, presentato
sui canali televisivi (magari ad
un’ora tarda della notte), con la
possibilità di intervenire in diretta
e aprire un dialogo. Sarà forse
possibile ascoltare anche i modi adatti
per capire come certi usi e
costumi potranno scomparire nel
tempo.
Più che uno sfogo, caro padre,
vorrei che lo prendesse come un
consiglio. Dello stesso parere sono
pure alcune mie conoscenti, in
quanto faccio girare Missioni Consolata.
Risentiamo di un ambiente
troppo chiuso e riservato? Forse.
Tuttavia ritengo che non si devono
sbandierare apertamente
certi comportamenti della natura.
Sono cose delicate. Purtroppo sono
una realtà per chi vive in alcuni
paesi. Noi, direttamente, non
possiamo farci niente. Non credo
che basti sensibilizzare: anche
perché non penso che, facendo girare
sui giornali tutti i particolari
di alcuni usi e costumi, faccia piacere
a quei popoli.
Parlae in generale è giusto.
Ma è bene usare riservatezza, pudore,
modestia. E il fatto lo si capisce
ugualmente; inoltre è meglio
accettato, perché presentato con
«leggerezza».
Se io le dicessi: «Mia madre
morì di parto a soli 25 anni e mi
lasciò orfana a due anni, lei rimarrebbe
indifferente». Tutt’al più direbbe:
«Poverina!». È una notizia
qualsiasi. Se le raccontassi che fu
una fine tremenda (che nessuno
ha mai saputo), la cosa cambierebbe?
No. Siccome solo io so la
verità, ho pensato di vivere il fatto
rifuggendo dallo sbandierare
tutto in pubblico in termini scabrosi.
Mi scuso di queste righe, padre.
Ne faccia quello che vuole, liberamente.
Però tenga conto dell’essenziale…
Vi faccio i complimenti
per la vostra perseveranza. Anch’io
cerco di fare il bene, senza vergognarmi,
in mezzo a quelli che non
lo fanno.
CHERUBINA LORUSSO – MILANO

Grazie, signora Cherubina, dell’affettuoso
invito alla prudenza,
specie quando si affrontano temi
scabrosi e drammatici. Le mutilazioni
genitali femminili lo sono.
La rivista accennò al tema nel
1996. Allora la «persecuzione» infieriva
su 80 milioni di donne: una
cifra enorme. Oggi sono 130 milioni.
Che fare?
La collaboratrice Angela Lano ci
ha consegnato un dossier, solo con
testimonianze dirette. «L’ho scritto
con l’angoscia nel cuore» ci ha
confidato. Poi abbiamo sottoposto
lo scritto a diverse signore (non
giovani), rimaste inorridite. Però
hanno aggiunto: «È un tabù che bisogna
infrangere!»… Per «alleggerire
il peso», abbiamo scelto dei disegni
come foto.
Certamente la sola informazione
non basta a superare un costume
atavico, discutibile. Ma giova
il silenzio?… Un tempo i portatori
di handicap venivano nascosti,
perché ritenuti un disonore. Oggi
vanno a scuola e in chiesa, salgono
sui treni e gareggiano alle olimpiadi.
Qualcosa è mutato, dopo
avee parlato.
Fino a ieri, fra le pareti domestiche,
si sono consumati incesti e
atti di pedofilia con… «guai a te se
parli!». Al presente qualcuno parla.
Speriamo che lo faccia con spirito
costruttivo, e non per incuriosire
in modo morboso.
È in tale ottica che va letto «Ferite
per sempre». Una grave violazione
dei diritti della persona.

CHERUBINA LORUSSO