DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Bisogno di profezia

Cari missionari,
da diversi mesi leggo Missioni
Consolata. Non posso
che condividere la sua
linea, che chiamo di «profezia
», se profezia significa,
qui e ora, prendere sul
serio il proprio tempo con
atteggiamenti chiari e coraggiosi.
Mi sto convincendo che,
nella chiesa d’oggi, i migliori
cattolici italiani sono
i missionari. I missionari
«danno fastidio» e
trovano poco spazio nelle
tivù e sui giornali.
Il mio auspicio è che
continuiate in questa direzione,
con un orecchio teso
anche alla situazione italiana.
Il Concilio ecumenico
Vaticano II, 37 anni
fa, non ha fatto una dichiarazione
puramente
teorica o diplomatica
quando ha dichiarato: «Le
giornie e le speranze, le tristezze
e le angosce degli
uomini d’oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro
che soffrono, sono pure
le giornie e le speranze, le
tristezze e le angosce dei
discepoli di Cristo, e nulla
vi è di genuinamente umano
che non trovi eco nel
loro cuore» (Gaudium et
spes 1). Soprattutto voi,
missionari, in questi anni
testimoniate questo, pagando
di persona (nonostante
critiche e dissensi).
Su Missioni Consolata di
maggio ho apprezzato
molto gli articoli:
– «Sempre bugie, ancora
bugie» («La guerra afghana
è stata una grande,
drammatica terribile cortina
fumogena per nascondere
le responsabilità degli
Stati Uniti»);
– «Mutilazioni genitali
femminili / Ferite per
sempre» (un servizio che
scandaglia una brutale tematica,
scritto con completezza
e precisione);
– «L’ultimo volo di Maria
Marta» (come sopra);
– «Che il vino non diventi
acqua» (mi ha colpito la
frase: «Sono finiti i tempi
in cui bastava raccontare
la storia del moretto. Oggi
la gente vuole conoscere i
perché delle tragedie che
assillano il sud del mondo;
vuole sapere quali e di chi
sono le responsabilità dei
disastri umanitari»)…
Ambrogio Vismara
Cuggiono (MI)

Profezia è pure cogliere
«i segni dei tempi», anticipando
il futuro. E, date
le tristezze e angosce (di
cui parla il Concilio ecumenico),
profezia è ancora
consolazione. «Consolate,
consolate il mio popolo
– dice Dio -. Parlate
al cuore (della gente) e
gridatele che la sua schiavitù
è finita» (Is 40, 1-2).

Ambrogio Vismara