DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Una missione leggera

Oggi è urgente schierarsi: o nella geografia dei forti o in quella dei deboli, degli inclusi o esclusi, degli utili o inutili. Non si può giocare, nello stesso tempo, con i poveri e con i sistemi che producono povertà.
Il vangelo non lascia scampi: occorre situarsi con «i dannati della terra». Questi, tuttavia, diventano il luogo ermeneutico per interpretare il mondo e la chiesa, per elaborare e vivere la fede, per interrogarsi sui mezzi e collocarsi davanti ai nuovi poteri. Fuori dei poveri non c’è salvezza!
Perché i poveri? Perché li ha scelti il Signore: è la ragione più valida; perché sono la maggioranza: e, stando con loro, si sta con tutti. Questo comporta: essenzialità e coerenza dell’annuncio; una grande libertà dal potere (collateralismi politici, teocrazie, potere dei soldi); la giusta misura dei mezzi (annuncio ai poveri e annuncio povero del vangelo).
L a chiesa dell’America Latina, nel 1979 a Puebla (Messico) ricordava: «I poveri meritano un’attenzione preferenziale, qualunque sia la condizione morale o personale, in cui si trovano. Fatti a immagine e somiglianza di Dio per essere suoi figli, tale immagine è offuscata e persino oltraggiata. Perciò Dio prende le loro difese e li ama. Ne consegue che i primi destinatari della missione sono i poveri, e la loro evangelizzazione è per eccellenza segno e prova della missione di Gesù».
Così, a dieci anni dalla Conferenza di Medellin (Colombia), la chiesa povera:
– denuncia l’ingiusta carenza dei beni di questo mondo e il peccato che ne è la causa;
– predica e vive la povertà come atteggiamento di semplicità spirituale e apertura al Signore;
– s’impegna essa stessa nella povertà materiale. La povertà della chiesa è una costante della storia della salvezza.
N el vangelo di Luca si legge: «Gesù disse ai discepoli: “Non prendete nulla per il viaggio: né bastone né sacca, né pane né denaro; non abbiate tunica di ricambio… Ed essi, partiti, andavano di villaggio in villaggio, evangelizzando e operando guarigioni dappertutto”» (Lc 9, 3).
Senza creare contrapposizioni inutili o essere paladini del pauperismo, oggi molti sentono la necessità di una missione più «leggera» ed essenziale, più sbilanciata su un patrimonio di grande humanitas, fondata in una soda spiritualità, ricca di Parola e animata dal grande desiderio di incarnazione, piuttosto che affogata da ingenti mezzi, strutture, burocrazie.
Per esperienza, so che non è facile mantenere un sano equilibrio. Allora ogni tanto bisogna avere il coraggio di fermarsi per una serena autocritica.
Eesto Viscardi

Eesto Viscardi