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Furio Combo e la scuola materna

Scrive su «la Repubblica» del 13 aprile scorso l’on. Furio Colombo, deputato al parlamento, giornalista e scrittore di successo: «Di là dalla chiesa e dal fiume Dora c’è la scuola matea. Un avviso comunica che cominceranno le lezioni di arabo. Pensi che la civiltà cammina in fretta, e che i bambini faranno da tramite fra comunità che non si conoscono. Ma c’è una seconda parte dell’annuncio. Dice: “Solo per bambini arabi”. In due righe, la costituzione italiana viene prima affermata (il diritto all’educazione anche per i nuovi venuti) e poi negata (quel diritto non è per tutti)».
La scuola matea torinese di cui parla Furio Colombo è quella di via Cecchi, in un quartiere a ridosso di Porta Palazzo, popolato da immigrati (in modo particolare, d’origine africana e araba). Conoscendo personalmente il circolo didattico, di cui la struttura per l’infanzia in questione fa parte, come altamente motivato e coinvolto a livello professionale nei confronti delle famiglie immigrate, ritengo azzardata e ingiustificata l’accusa di «anticostituzionalità» mossa dal noto giornalista e politico. Il corso di arabo era sì offerto a un’utenza proveniente da paesi islamici, ma come semplice alternativa all’ora di religione cattolica (proposta ai bambini italiani) e come risposta ad una precisa richiesta di alcuni genitori musulmani, che volevano dare ai propri figli la possibilità di recuperare la lingua araba senza dover ricorrere alle scuole coraniche, di cui non condividono strategie e finalità educative.
La scuola aveva dunque accettato di intraprendere questo esperimento coraggioso e pionieristico, magari con un tocco di superficialità – garantire l’accesso alle lezioni ai soli bambini arabi e non a tutti -, dettata più dall’inesperienza e dalla scarsezza dei mezzi a disposizione (una sola insegnante per tanti bimbi), che dalla volontà di trasgredire alle norme costituzionali.
Ecco, dunque, che diviene necessario aprire due parentesi: da una parte siamo di fronte alla buona volontà e all’entusiasmo di insegnanti ed operatori del settore scolastico, che, pur desiderando accogliere al meglio i nuovi scolari (in numero sempre più crescente), spesso non hanno la formazione necessaria a raggiungere senza incidenti di percorso tale obiettivo; dall’altra, ci troviamo davanti a giornalisti e mezzi d’informazione che, in materia di immigrazione, agiscono sull’onda delle emozioni, della disinformazione, dell’ignoranza e della superficialità. E tutto l’articolo dell’on. Colombo, apparso in prima e quattordicesima pagina dell’importante quotidiano nazionale, ne è una dimostrazione lampante.
Angela Lano

Angela Lano