DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

La moschea nel convento

La diffusione dell’islam in Italia

I corsi di corano e di lingua araba vengono ormai proposti anche da associazioni cattoliche. Molti giornali diocesani danno ampio spazio all’islam. I matrimoni tra cattolici e musulmani sono in aumento. Però sono sempre i primi ad abiurare la loro fede. Perché? Perché l’«ecumenismo» è un atteggiamento esclusivamente cristiano? Queste ed altre domande in un articolo molto critico verso le aperture di una parte del mondo cattolico nei confronti dell’islam.

Suor Consolata Tonetti è la direttrice dell’Istituto San Giuseppe di Aosta. È molto occupata: «Siamo in poche, qui c’è tanto da fare…». All’ingresso si nota un grande manifesto: «Sabato 18 marzo 2000 verranno celebrati i 350 anni della fondazione della congregazione».
Suor Consolata mi offre un opuscolo: «Se il tuo cuore ti chiama al coraggio del dono della vita di Cristo per la felicità dei fratelli, puoi rivolgerti alla Comunità delle suore di San Giuseppe…».
Madre Consolata, dicono che nel suo istituto si insegna il corano, si tengono lezioni di lingua araba, qui si celebrano le festività musulmane…
«Questo è un grande complesso. Abbiamo affittato diversi locali alla Cooperativa “La sorgente”. Sono loro che organizzano tutto questo.
La grande festa musulmana dell’Aid El Kebir quest’anno la celebreranno al Centro Anita, nei locali del comune di Aosta».
Madre, vi sono molti missionari che danno anche la loro vita per la diffusione del vangelo. Come mai voi, nel vostro istituto fate opera di diffusione dell’islamismo?
«Noi non siamo missionarie… Ad Aosta c’è una moschea in via Trottechien. C’è un centro islamico sovvenzionato dal comune… Vi sono diversi matrimoni misti».

Nella stessa costruzione, ai piani superiori, vi sono gli uffici ed alcune sale della Cooperativa «La sorgente». Il direttore Riccardo Jacquemod: «La nostra attività consiste anche nel tenere corsi di corano e di lingua araba. Abbiamo personale algerino e marocchino. Ultimamente abbiamo ottenuto dal comune la sovvenzione per insegnare la lingua araba a diversi bambini, figli di immigrati o di valdostani convertiti all’islam…».
Ci troviamo in un grande salone. Noto dei fogli murali con scritte in lingua araba. «Il corso ha lo scopo di favorire l’inserimento dei bambini nella nostra comunità… ha lo scopo di mantenere e rafforzare l’utilizzo della lingua araba nei giovani che sono venuti in Italia o che sono nati qui da matrimoni misti…». «Il mantenimento della lingua, cultura e religione araba costituisce uno degli obiettivi previsti anche dalle normative sull’immigrazione…».
«Il corso, gratuito (pagato dal comune, ndr), è affidato alla tirocinante, di madrelingua libica, Samira Abodaber e alla marocchina Maijida Khanouri».
Dirigente della cornoperativa è anche una donna algerina, Samia Soltane, sposata con un valdostano. Sono di religione musulmana, compreso il loro bambino che porta, come la gran parte dei figli dei matrimoni misti, un nome arabo.
Un familiare del presidente della cornoperativa scrive anche sul locale giornale diocesano Il Corriere della Valle d’Aosta, diffuso in tutta la regione in alcune migliaia di copie. Questo periodico pubblica regolarmente notizie sul mondo islamico e anche lezioni di corano. È però un corano «addomesticato», anzi si potrebbe dire «cristianizzato», bonario, propagandistico, che fa vedere quanto «quella cultura» non sia corrotta come lo è invece il mondo occidentale. In questo modo sono in molti a comprendere che le conversioni all’islam sono un’azione voluta anche dalla chiesa cattolica perché «dobbiamo tutti volerci bene…».
Il direttore del Corriere della Valle d’Aosta è Fabrizio Favre. Intervistato, dichiara: «Noi, per par condicio, non possiamo fare come gli integralisti in Sudan, Afghanistan o altrove. Noi vediamo l’aspetto islamico nell’ambito del rispetto… Se i musulmani sono in continuo aumento, è colpa della nostra poca fede».

Il giornale valdostano diocesano pubblica settimanalmente una rubrica dal titolo «Conoscere per dialogare», curata da Carla Jacquemod della Cooperativa «La sorgente». Nel numero del 3 giugno 1999 si parla di Gesù e Maria nell’islam: «Gesù occupa il 4° posto per ordine di importanza dopo Mohammad, Mosè e Abramo; è un uomo, un ottimo musulmano; non è vero che morì in croce: qualcun altro fu messo al suo posto (Giuda? L’apostolo Pietro? Un soldato romano?). Gesù fu elevato al cielo donde ritoerà, come segno dell’ora e nel giorno del giudizio finale testimonierà contro i giudei e i cristiani (!). Ha ricevuto una rivelazione come Mosè e Maometto, cioè il Vangelo, non ha senso parlare di 4 vangeli… Gesù non è Dio, né il terzo di una triade di dèi (con il Padre e Maria). Gesù è soltanto servo di Dio».
Prima della fine del mondo toerà, combatterà con l’aiuto di Dio insieme con i musulmani contro Gog e Magog e sterminerà tutti i suini del mondo (animali proibiti). Gesù prenderà moglie, avrà figli, farà la preghiera musulmana e il pellegrinaggio (alla Mecca). Morirà e sarà sepolto a Medina, nella grande moschea, vicino a Maometto e a Alì Bakr (il 1° califfo). Nel giorno del giudizio risorgerà e, con sua madre Maria, farà capire a tutti di essere un vero musulmano (sic). Gesù è annunciatore della successiva venuta di Maometto…
A questa affermazione si potrebbe obiettare: come è possibile che Gesù sia stato un buon musulmano se Maometto e questa religione sono nati sei secoli dopo?
Il commento dell’autrice, scritto sul giornale diocesano cattolico di Aosta: «Nei nostri approcci con i musulmani dobbiamo fare attenzione al linguaggio (evitando di parlare del peccato originale). Non nominare il Salvatore, la redenzione, la morte in croce; dobbiamo far capire ai musulmani che non vogliamo divinizzare l’uomo Gesù… Maria è la sorella di Aronne, credono che sia venerata dai cristiani come membro della Trinità… La vogliono figlia di Imran e affidata a Zaccaria, suo parente, che l’accoglie nel tempio. Per i musulmani è particolarmente urtante chiamarla madre di Dio, è meglio chiamarla madre di Gesù».
Come commentare queste «istruzioni» apparse su un giornale cattolico?

di Michel Barin C.

Michel Barin C.