Rivista Missioni Consolata – 121 anni

DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Fede e Cristiani

Nel ricordare la settimana di preghiera
per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio),
ci soffermiamo sulla Dichiarazione congiunta
dei cattolici e luterani
circa la dottrina della giustificazione per la fede.

ll 31 ottobre 1999 una rappresentanza della Chiesa cattolica e della Federazione luterana mondiale firmarono ad Augusta (Germania) la «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione per la fede».
La città di Augusta ricorda il 1530, quando Filippo Melantone con l’approvazione di Lutero presentò all’imperatore Carlo V la cosiddetta Professio Augustana, come tentativo di pacificazione tra luterani e cattolici. Andò però a vuoto.
Il quarto articolo di Professio riguardava la «giustificazione», cioè: «Gli uomini non possono essere giustificati davanti a Dio mediante le proprie forze, i propri meriti e le proprie opere, ma lo sono a causa di Cristo mediante la fede».
Quando il 31 ottobre scorso giornali e televisioni diedero l’annuncio che cattolici e luterani avevano risolto con una firma su un documento comune il contenzioso sulla giustificazione, pare che ben pochi ne abbiano avvertito l’importanza. Giustificazione? Che è mai?
«Si sono tolti – avrà pensato qualcuno – un sassolino dalla scarpa, un moscerino dall’occhio, un brufolino dal volto!». Ma non è così.
Anche se la parola «giustificazione» ai più non dice nulla o quasi nulla, indica l’architrave del cristianesimo. Per i luterani è fondamentale, e lo deve essere anche per i cattolici come «espressione globale della salvezza, dono gratuito di Dio».
P urtroppo c’è da dire che le due parole «giustizia» e «giustificazione», usate dall’apostolo Paolo nella Lettera ai Romani, assunsero un significato ambiguo, legato alla terribile idea di condanna, mentre Dio non vuole la condanna, ma che tutti gli uomini si salvino (1 Tim. 2, 4-6).
Lutero, commentando il versetto della Lettera ai Romani 3, 20, scriveva: «Una scimmia può imitare bene le opere degli uomini, ma non per questo è un uomo. Che se diventasse uomo, senza dubbio ciò non avverrebbe per virtù di queste opere, ma per altra virtù, quella di Dio». Così è per l’uomo peccatore: se riaggiusta il suo rapporto con Dio, ciò avviene come «puro dono di Dio»; poi seguiranno le opere buone, «ma non sono queste a riabilitarlo».
La firma del 31 ottobre non costituisce una novità, perché già da parecchi anni l’accordo era stato di fatto raggiunto. Il 9 febbraio 1972, con il «Rapporto di Malta», cattolici e luterani riconoscevano che, se in passato c’erano stati sulla «giustificazione conflitti teologici particolarmente aspri», «attualmente si è raggiunto un consenso di vasta portata»: la giustificazione viene intesa dalle due parti come «una realtà che abbraccia l’uomo peccatore».
Che al riguardo esista ormai un «ampio consenso» è stato riconfermato il 23 febbraio 1980, in occasione del 450° anniversario della Confessio Augustana. La stessa espressione «ampio consenso» ritorna in documenti congiunti del 1981, 1983 e 1984. Giovanni Paolo II nel 1980 giunse persino a dire che la Confessio Augustana «rifletteva un pieno accordo sulle verità fondamentali e centrali».

N el 1976 usciva in Italia la traduzione interconfessionale in lingua corrente del Nuovo Testamento. I traduttori della Lettera ai Romani, invece delle due parole usate da Paolo «giustizia» e «giustificazione», introdussero espressioni più chiare: essere giustificati è «Dio che accoglie come suoi quelli che credono»; «è essere nella giusta relazione con Dio, perché Egli nella sua bontà ci ha liberati gratuitamente per mezzo di Cristo»; «è essere totalmente uniti a Lui» (cfr. Rom 3, 17,24,28; 5, 16,18; 6, 5, ecc.).
La firma del 31 ottobre non è una cosa da nulla, anche se rimangono parecchi altri punti da risolvere. È però un ricordare in modo chiaro ai cattolici (in particolare ai missionari, impegnati nella prima evangelizzazione) quale sia il punto centrale del cristianesimo. Questo prima di tutto.

C ome cattolici, quella firma ci ricorda che dobbiamo accettare, senza resistenze, un altro grande avvenimento: la riabilitazione, cioè, di Lutero.
Lutero non è un santo, ma neppure un tizzone di inferno. Le Chiese luterane sono le prime a riconoscere «i limiti personali di Lutero; non approvano i suoi eccessi polemici; sono inorridite degli scritti antigiudaici della sua vecchiaia».
Nonostante ciò, il 6 maggio 1983, in occasione del 500° anniversario della nascita di Lutero (1483), cattolici e luterani dichiararono Martin Lutero «testimone del vangelo», «un maestro della fede e un messaggero di rinnovamento spirituale…, portato dai suoi intensi studi scritturistici alla scoperta della misericordia di Dio».
Lutero morì nel 1546, dicendo: «Siamo tutti

Igino Tubaldo