EDITORIALELa “barba” di tanti poveri cristi

Una volta Shangai era la capitale di tutti i vizi occidentali, compreso quello di commerciare foto poo. Lo scriveva Guido Ceronetti su La Stampa del 3 febbraio 1984, che precisava: «Un missionario, vecchissimo, della Consolata, che era stato a Shangai 35 anni, mi diceva che, in certi quartieri, di notte, si camminava su strati di mezzo metro di fotografie oscene. Lui stesso ne aveva portato quasi un quintale, in Italia, con la complicità delle autorità fasciste». Peccato che quel missionario non sia mai esistito!
Passano gli anni. Il giornalista ritorna alla carica con un altro prete, che stavolta esiste davvero. È Renzo Beretta, parroco di Ponte Chiasso (CO), impegnato pure nell’accoglienza e nel dialogo con gli immigrati. Finché il 21 gennaio 1999 viene accoltellato da un marocchino clandestino. E, su La Stampa del 24 gennaio, Ceronetti commenta:
«Una parrocchia troppo tranquilla dev’essere certamente una barba; è più eccitante, per un prete, una turbolenta… Se il prete resta vittima del male, della crudeltà e del saccheggio che avrà attirato nella parrocchia, accogliendo gente di ogni risma, di quella che i poteri nazionali seguitano, con la pietrosa arroganza di un’imperturbabile impostura, a definire “ricchezze in arrivo”, sono tentato di pensare che l’abbia proprio voluto, e che la coltellata assassina punisca in lui la misura varcata, un eccesso di benevolenza che finisce per essere colpa».
In altre parole: don Renzo la morte se l’è meritata. Chi è causa del suo mal pianga se stesso…
Siamo tentati di scusare Ceronetti ricordando che, secondo Voltaire, è un privilegio del genio commettere impunemente anche degli errori. Forse anche il giornalista de La Stampa gode del carisma del genio. Ma quale genio?
Che meschinità intellettuale dire: i preti che aiutano gli extracomunitari lo fanno per vincere la… barba! Allora vittime del «che pizza, ragazzi!» sarebbero pure quanti si impegnano nel mondo della tossicodipendenza, i volontari tra i barboni, le suore con le donne di strada… Mentre a Shangai quel fantomatico missionario (pure lui annoiato) collezionava quintali di foto poografiche.
Di più. Costoro non sono soltanto preda di una noia morbosa, ma rappresentano pure un pericolo, perché «espongono anche molti altri» alle… coltellate! Qui la meschinità è violenza.
Per noi don Renzo è un martire, un «cristo» come Gesù. Lo diciamo pensando pure al 24 marzo, giornata dei missionari martiri, che nel 1998 sono stati 39, senza scordare gli sconosciuti.
Sono profeti lungimiranti in un mondo di miopi. Gridano a tutti, in un universo di sordi, la via della salvezza.
I ciechi che non vogliono vedere e i sordi che non vogliono udire… questi, sì, che costituiscono una minaccia.

La redazione